Nelle città e nelle comunità locali si svolgono molti tipi di vite, alcune condotte da persone ormai invisibili, che fanno parte dello sfondo e a cui non facciamo più caso, altre da persone - al contrario – appariscenti, che si staccano dallo sfondo, che notiamo perché ci risultano “diverse” e “fastidiose”. I sociologi considerano queste persone individui e gruppi ad alta marginalità e ad esclusione sociale; gli operatori sociali in essi incontrano e vedono individui e gruppi che non si inseriscono in schemi e categorie, colpiti da povertà economiche e relazionali, dalla precarietà della salute e di punti di riferimento, dalla sottomissione e dallo sfruttamento. Individui e gruppi che vivono stati di povertà complessi, mai scontati e spesso diversi da persona a persona. In una definizione, individui e gruppi impossibilitati a far valere i propri diritti in quanto esseri umani e cittadini.

Il settore Alta Marginalità, attivo dal 1997, lavora alla progettazione ed all’esecuzione di azioni e servizi di prossimità con questi cittadini “deboli”, azioni e servizi spesso sperimentali, destrutturati in modo tale da venire loro incontro il più possibile nei loro ambienti di vita, nelle strade e nelle strutture ad hoc, portando loro la possibilità di esercitare dei diritti legittimi al di fuori dei canali canonici, per essere il meno lontani possibile dai cittadini canonici.

Inoltre, il settore promuove sensibilizzazione e cultura su tale ambito di intervento attraverso percorsi di formazione, incontri tematici, seminari, convegni e confronti con la comunità locale.

I PROGETTI IN CORSO

  • Progetto Homeless
  • Progetto Gulliver
  • Servizio di accoglienza
  • Progetto Sally People
  • Programma Le città sottili
  • Progetto emergendo
  • METODOLOGIE E STRUMENTI DI LAVORO

  • Riduzione del danno
  • Bassa soglia/Lavoro di strada
  • Relazione interpersonale
  • Enpowerment
  • Progetti personalizzati/Microprogettualità
  • Lavoro attraverso i Pari
  • Lavoro di rete
  • Lavoro di Equipe
  • Supervisione
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    Tutti i progetti sotto elencati, tranne specificazione, sono realizzati dietro finanziamento e committenza della Società della Salute – Area Pisana

    Progetto Homeless

    Destinatari: persone senza fissa dimora e che vivono in stato di grave emarginazione e disagio

    Le attività progettuali sono realizzate da un’Unità di Strada i cui operatori lavorano sull’area urbana di Pisa in orario diurno e serale per agganciare le persone su strada, offrire loro informazioni sui servizi socio-sanitari essenziali e di assistenza primaria del territorio e strumenti di base per la cura di sé. Oltre a tutto questo, prestano opera di invio delle persone ai servizi territoriali, nonché di accompagnamento, al fine di sostenerli nell’orientamento tra i pubblici uffici e sportelli e di consentirne una più completa fruizione.
    Gli operatori lavorano sia nell’ottica della Riduzione del Danno che di promozione dei diritti personali e di cittadinanza.

    Queste attività sono inserite in un progetto multimodulare strettamente coordinato che comprende un asilo notturno ed uno sportello di segretariato sociale gestiti dalla Coop. Soc. Il Simbolo. Altri partner del progetto sono la Caritas Diocesana, le associazioni Amici della Strada e Ronda della carità, la Comunità di Sant’Egidio.

    Progetto Gulliver

    Destinatari: tossicodipendenti attivi

    Realizzato da un’Unità Mobile di Strada su Camper, che sosta nelle zone storicamente di maggior aggregazione, spaccio e consumo di Pisa, il progetto mira alla riduzione del danno che deriva alla persona dall’abuso di stupefacenti per via iniettiva sotto forma di virus HIV, mortalità da overdose e patologie correlate (ad es., epatite).
    L’équipe opera in tal senso attraverso la distribuzione di materiale sterile (siringhe e preservativi) e di materiale informativo ed attraverso la raccolta di siringhe usate.
    Inoltre, viene prestata attenzione anche alla riduzione dello stato di marginalità ed isolamento sociali delle persone tossicodipendenti attraverso la diffusione di informazioni sui servizi socio-territoriali e di assistenza primaria presenti in città ed invio agli stessi.

    Il progetto è gestito in stretta collaborazione e coordinamento con il Servizio Tossicodipendenze dell’Azienda USL 5 di Pisa.

    Servizio di Accoglienza

    Destinatari: migranti extra-comunitari

    Si tratta di una struttura residenziale per 22 ospiti extra-comunitari che necessitano di una base per un progressivo inserimento nel tessuto cittadino lasciandosi alle spalle uno stato di difficoltà caratterizzato spesso da disoccupazione e sottoccupazione, mancanza di alloggio, sradicamento ed esclusione sociale.
    L’équipe di operatori che gestisce il centro opera in tale direzione attraverso la stesura di micro-progetti individuali costruiti con gli ospiti e siglati da contratto sociale. In base agli obiettivi dei progetti personalizzati, gli operatori si muovono con gli ospiti all’interno della rete territoriale sostenendoli nella ricerca di casa, lavoro, risposte socio-sanitarie e legali.
    Inoltre, il centro costituisce un punto di riferimento per le comunità di immigrati di Pisa ed una base per la proposta di iniziative culturali che contribuiscano ad avvicinare la popolazione immigrata con quella locale.

    Nell’ambito di questi contatti tra la cooperativa, il centro e le comunità migranti, ha preso forma il progetto per avvio di impresa finanziato dal Fondo Sociale Europeo (bando Esprit) e condotto dalla Coop. Soc. Il Cerchio (in partenariato con En.A.I.P. Toscana – Pisa), che ha portato, nel dicembre 2005, alla fondazione della Cooperativa Teranga da parte di un gruppo di immigrati senegalesi. Questa cooperativa gestisce un’attività di ristorazione senegalese (Ristorante Calebasse) presso il Circolo A.R.C.I. Caracol, in Via Battichiodi n° 8-10 a Pisa. Tale percorso costituisce un esempio a tutto tondo di contributo all’integrazione culturale tra migranti e locali quali quelli che il centro promuove.

    Il servizio di accoglienza è co-gestito con la Coop. Soc. Il Progetto.

    Progetto Sally People

    Destinatari: donne che si prostituiscono su strada

    Le attività progettuali sono realizzate da un’Unità Mobile di Strada (camper) che, in orario diurno, serale e notturno, si muove nelle zone immediatamente circostanti la città di Pisa, per entrare in contatto con le donne che esercitano la prostituzione su strada. Finalità del progetto è migliorare la qualità della vita del gruppo-target, accrescendo nelle donne la coscienza dell’importanza della cura di sé e della propria salute. Strumento di questa azione è la diffusione tra le donne di materiale informativo sulle malattie correlate all’esercizio della prostituzione, di profilattici ed altri presidi sanitari, nonché sui servizi socio-sanitari territoriali.
    Oltre a questo approccio nel segno della Riduzione del Danno, l’équipe opera anche nel senso della promozione dell’esercizio dei diritti personali e di cittadinanza, attraverso l’attivazione e l’accompagnamento in percorsi di accesso ai suscritti servizi.
    Quando sussistono le condizioni, l’équipe opera per una messa in contatto delle donne con servizi atti a favorire l’uscita dalla prostituzione.
    Nonostante il progetto abbia come formali destinatari le donne, l’Unità di Strada attua il proprio intervento anche a favore dei molti transessuali presenti sulle strade dell’area pisana, per i quali si stanno peraltro studiando dei progetti specifici.

    Programma Le Città Sottili

    Destinatari: famiglie rom

    Il programma racchiude una serie di azioni destinate alla popolazione rom presente sull’area pisana. Gli interventi sono riassumibili in tre tipologie: segretariato sociale e intervento nei campi nomadi; sostegno all’inserimento scolastico dei bambini; sostegno all’inserimento abitativo dei nuclei familiari.
    La cooperativa lavora al terzo tipo di intervento, e sua finalità è aumentare l’inclusione sociale e migliorare la qualità della vita di una parte di quei nuclei familiari rom trasferiti dal campo in appartamento. Tale finalità viene perseguita dall’équipe attraverso un’azione di sostegno ed accompagnamento alla famiglia negli ambiti della regolarizzazione dei documenti, della ricerca del lavoro, dell’alfabetizzazione, della cura dei minori, del supporto nell’inserimento in un appartamento.
    Tutto questo viene realizzato in una cornice metodologica tesa a valorizzare le reti territoriali con tutto ciò che possono offrire e nell’ottica di promuovere l’autonomia delle famiglie nell’esercizio dei propri diritti personali e di cittadinanza nei contesti di vita in cui si inseriscono.

    All’interno del programma, la cooperativa lavora in coordinamento con la Coop. Soc. Il Simbolo, la Coop. Soc. Il Progetto e la Pubblica Assistenza.

    Progetto Emergendo

    Destinatari: donne soggette a tratta che si prostituiscono al chiuso

    Questo progetto, di natura multimodulare, si propone di offrire ed aumentare le possibilità di affrancamento dallo sfruttamento e di accesso alle opportunità di assistenza e integrazione sociale per le donne vittime della tratta, anche quando si trovano nella condizione sommersa della prostituzione al chiuso.
    Nell’ambito dell’intervento, la cooperativa si occupa del modulo che prevede la realizzazione di una mappatura e di un monitoraggio della dislocazione e delle caratteristiche del fenomeno della prostituzione sommersa legata al trafficking nel territorio di Pisa.
    Inoltre, vengono attivati dagli operatori contatti con le donne che si prostituiscono in appartamento, per offrire informazioni socio-sanitarie e la possibilità di essere accompagnate ai servizi offerti dal territorio, nonchè per promuovere le possibilità di accesso alle opportunità di inclusione socio-lavorativa offerte dal progetto.

    All’interno di questo progetto transnazionele europeola cooperativa lavora in coordinamento con la Provincia di Pisa (capofila) e con l’Associazione Donne in Movimento e la Pubblica Assistenza.
    Inoltre, fanno parte del progetto, su scala nazionale, altri enti locali e relative organizzazioni del privato sociale. Il progetto è finanziato dalla linea Equal del Fondo Sociale Europeo.


    Riduzione del Danno (R.d.D.)

    Questa metodologia si concreta in quell’insieme di azioni finalizzate a garantire all’individuo la riduzione dei danni provocati da una condotta che lo mette a rischio di vita, senza tuttavia mutarla. Nato negli anni ’80 in risposta ai problemi posti dalla tossicodipendenza, quali il diffondersi di infezioni da virus HIV e dall’evidente impossibilità di portare tutti gli individui fuori dal consumo, l’approccio si è in seguito esteso a prostitute, senza dimora e, in generale, persone che vivono in condizioni estreme.
    Suo valore fondante sono la salvaguardia della vita ed il miglioramento della cura della salute e di sé anche in condizioni di estremo disagio.
    Strumenti immediati della R.d.D. sono la distribuzione di materiali sterili (ad es., siringhe e preservativi), presidi sanitari, materiale informativo sui danni correlati ai diversi comportamenti e materiale informativo sui servizi socio-sanitari del territorio.

    Bassa Soglia/Lavoro di Strada

    Bassa Soglia di accesso significa garanzia di accessibilità per tutte le persone interessate al servizio offerto. Concretamente, tale accessibilità si traduce in una possibilità per gli individui di usufruire del servizio in questione semplicemente presentandosi, senza pre-requisiti specifici ed in una situazione di garanzia della privacy e dell’anonimato. Le Unità di Strada costituiscono il miglior mezzo in tal senso, in quanto, andando a presenziare nei luoghi di aggregazione dei potenziali destinatari, favoriscono la caduta della barriera costituita dalla diffidenza che spesso suscita nei soggetti marginali la struttura fisica dell’ufficio pubblico. In tale contesto, è possibile far circolare tra le persone svantaggiate tutte quelle informazioni e quegli strumenti di protezione che, altrimenti, non entrerebbero mai in loro possesso.

    Relazione interpersonale

    Alla fine, costituisce il punto nodale di qualsiasi approccio metodologico al lavoro con individui disagiati, dal momento che è con la creazione di una relazione efficace che si gioca la possibilità di agganciare una persona quel tanto che basta a spingerla ad approfittare dell’occasione, grande o piccola che sia, che le viene offerta.
    Per essere efficace, tale relazione deve instaurarsi su un’accoglienza non-giudicante ed una disponibilità all’ascolto della persona, con la sua storia e le sue contraddizioni, in modo da creare la base di un legame di fiducia, che, circoscritto nel tempo o destinato a durare che sia, possa fungere da base per la realizzazione di alcune azioni volte ad intaccare l’isolamento sociale.

    Empowerment

    Dal verbo inglese “to empower” (“mettere in grado di”), sta a significare l’innescamento del processo di attivazione delle risorse e delle competenze insite in ogni individuo, al di là dello stile di vita condotto, allo scopo di “metterlo in grado” di prendere in mano personalmente le iniziative che rivestono importanza per la sua vita.
    Che tale scatto di protagonismo riguardi anche solo una piccola azione di vita quotidiana ha poca importanza in sé; quel che conta è che nell’individuo, a qualche livello, si risvegli la motivazione ad una migliore cura di sé.

    Progetti personalizzati/Microprogettualità

    Si tratta di piccoli progetti individuali ritagliati sulle specificità dell’individuo, il più delle volte sanciti da un contratto sociale tra operatore e destinatario dell’intervento.
    Loro finalità è quella di permettere a quest’ultimo di rafforzare la propria capacità di protagonismo nell’ottica, a medio-lungo termine, del conseguimento di un’autonomia che gli permetta di esercitare in prima persona i propri diritti di cittadinanza.
    Compito dell’operatore è quello di affiancare e sostenere la persona che ha scelto di intraprendere quel percorso con lui.

    Lavoro attraverso i Pari

    Si traduce nello sforzo di far passare messaggi di salute e cura di sé attraverso alcuni degli stessi destinatari. Cioè, ci si serve, all’interno del gruppo target, di alcuni leader riconosciuti come autorevoli dagli altri membri del gruppo, per potenziare la circolazione di alcuni contenuti funzionali agli obiettivi di salute delle azioni.
    Questo approccio consente di arrivare dove spesso gli operatori non possono arrivare e di poter contare su una modalità comunicativa ed un gergo propri della comunità dei destinatari che gli operatori possono non conoscere.

    Lavoro di Rete

    Consiste nell’aggregazione di una pluralità di soggetti intorno ad un obiettivo comune, nello sforzo di integrare le specifiche competenze e risorse nel perseguimento di quest’ultimo.
    Nel caso degli interventi sulle alte marginalità sociali, il lavoro di rete coinvolge in un progetto condiviso i servizi socio-sanitari degli enti pubblici, le organizzazioni del privato sociale, l’associazionismo, il volontariato e la cittadinanza interessata alla questioni sociali.
    La condivisione di risorse, competenze, informazioni e conoscenze, al suo meglio, consente di ottimizzare i risultati ed i processi dell’intervento in quanto una rete territoriale armonica sa rendere di più della somma dei suoi nodi. Inoltre, il lavoro di rete risulta molto utile per la costruzione di attività di sensibilizzazione della cittadinanza ai temi del disagio sociale e delle sue implicazioni.

    Lavoro di Equipe

    Al cuore di ogni progetto sta l’équipe di lavoro, costituita dagli operatori e da un coordinatore.
    Lo scambio continuo tra i suoi componenti, l’integrazione delle diverse competenze, la suddivisione di ruoli e compiti, il monitoraggio dell’andamento delle azioni consentono di affrontare il lavoro su una base progettuale condivisa e strutturata, tanto più importante quanto più è destrutturata la natura dell’intervento.

    Supervisione

    In quanto condotta da un professionista esterno, è uno strumento fondamentale per restituire all’équipe di lavoro una visione spassionata dell’efficacia delle azioni progettuali condotte.
    Al suo meglio, la supervisione sa porre all’attenzione dell’équipe gli aspetti relazionali e metodologici da elaborare per un miglioramento costante del lavoro.